
Sullo “Yì”, l’intenzione
Vorrei condividere delle note prese direttamente da un articolo di Peter Deadman, che trovate al link https://peterdeadman.com/blogs/peter-deadman/yi-intention-in-qigong – questo blog, che mi è stato consigliato recentemente, contiene molte cose interessanti, l’autore è Peter Deadman.
Non sto traducendo letteralmente, spero di saper mantenere lo spirito dell’articolo che trovo illuminante; spiega molto bene il percorso che la pratica delle nostre discipline (TaiJiQuan, QiGong) dovrebbe percorrere.
Nel post si parla del termine “Yì” -意 – normalmente tradotto come “intenzione”.
Possiamo considerare tre livelli di Yì, di questa “intenzione”:
- L’intenzione ci serve prima di tutto per iniziare la pratica e per continuare lo studio; anche per stare a lezione, o per stare qui a scrivere queste note. Senza quella intenzione, non avremmo gli stimoli per continuare e progredire.
- Il secondo livello riguarda “cosa” vogliamo praticare, indagare, approfondire. In questo caso ci serve un obiettivo, che se è chiaro segna la nostra strada.
- Il terzo livello è la pratica stessa. Un motto dice “yì dào, qì dào” (意到氣到) che normalmente si traduce come “dove la mente (o l’intenzione) va, là va l’energia, il qì”.
Nello studio del nostro TaiJiQuan, quando per esempio stiamo imparando una forma, abbiamo bisogno di tutta la nostra attenzione, e “siamo lì”.
Poi, una volta imparata la “coreografia”, dobbiamo raffinare le nostre capacità, e lo facciamo con consapevolezza, ci lavoriamo su.
In un successivo livello di progresso, scopriamo che possiamo eseguire la forma quasi in automatico, con poca consapevolezza, come quando guidiamo un’auto senza quasi renderci conto di ciò che facciamo.
Questa capacità è il frutto del nostro lavoro ed è importante arrivare a svilupparla, ovviamente. Ma il rischio è che questo tipo di pratica diventi una pratica “vuota”, eseguita senza la nostra presenza “dentro”.
La sfida allora è quella di riuscire tornare ai primi livelli, con quella che lo Zen chiama la “mente del principiante”. Cioè tornare all’intenzione chiara e alla massima consapevolezza. E’ qui che avvengono le cose importanti, è qui che c’è la crescita.
Questo approccio, questo passaggio che non è facile lo possiamo portare a tutte quelle attività che eseguiamo in automatico, come camminare, tagliare una carota, preparare un tè o berlo… nell’articolo si fa riferimento a un testo cinese del 4° secolo, lo Yang Sheng Yao Ji, “Essentials of Nourishing Life”, citando quanto segue:
“In order to cultivate the arts of nourishing life one must first of all practice meditation. During all everyday activities such as walking, standing, eating, drinking, sleeping, and resting, one must continuously meditate. It makes no difference whether it is night or day. One always preserves one’s essence and breath in their entirety.”
Tradotto può essere…
“Per coltivare l’arte di nutrire la vita, bisogna prima di tutto praticare la meditazione. Durante tutte le attività quotidiane come camminare, stare in piedi, mangiare, bere, dormire e riposare, bisogna meditare continuamente. Non fa differenza se è notte o giorno. Bisogna sempre preservare la propria essenza e il proprio respiro nella loro interezza”.
Ecco, come dirlo meglio?
Riporto di nuovo il link all’articolo, leggetelo https://peterdeadman.com/blogs/peter-deadman/yi-intention-in-qigong




