Taoismo e Tai Chi, filosofia in pillole
Questa pagina, curata da Walter, raccoglie tante “pillole” che lui trova in giro per il web, e che in qualche maniera lo colpiscono. Queste frasi, questi detti, queste indicazioni, sono comunque spunti di riflessione importanti per tutti, e quindi abbiamo deciso insieme di riunirle sotto questo contenitore, sul sito della scuola. Ovviamente – là dove sarà possibile – aggiungeremo il link di provenienza della citazione, così che possiate raggiungere direttamente la fonte.
Per cui… iniziamo!!!
Il primo testo parla del lavoro in gruppo, preso da https://www.facebook.com/reel/3026436881072459 – tradotto in italiano per questa pagina.
Il potere della pratica di gruppo
Praticare le forme di TaiJiQuan in gruppo crea un campo energetico condiviso, spesso chiamato qi chang (气场) in cinese.
Quando più praticanti si muovono insieme in armonia, la concentrazione collettiva e il ritmo del respiro possono approfondire l’esperienza di ogni singolo individuo.
- Sincronizzazione: muoversi all’unisono affina la consapevolezza del tempo e del flusso. Si impara ad adeguarsi al ritmo degli altri, affinando il senso del ritmo e dell’equilibrio.
- Motivazione: il gruppo fornisce incoraggiamento. Nei giorni in cui la propria energia è bassa, la presenza degli altri solleva il tuo spirito e ti mantiene impegnato.
- Feedback e ispirazione: osservare la postura, la morbidezza e la fluidità degli altri può rivelare sottigliezze che potresti perdere nella tua pratica.
È simile a ciò che avviene con la musica: praticare da soli sviluppa l’abilità, ma suonare in un’orchestra insegna l’armonia. ☯️
Nell’articolo che segue, si parla di attacco, difesa, e di come armonizzarsi con l’avversario, articolo preso da https://www.facebook.com/taichipalermo/posts/1315104463304677/
ARMONIZZARSI CON L’AVVERSARIO
Le varie “forme”, cioè le sequenze tradizionali che racchiudono l’essenza della diverse arti marziali e che costituiscono il cuore del loro insegnamento, iniziano generalmente con una tecnica di parata.
Sicuramente qualcuno troverà, in questa o in quell’altra disciplina, qualche eccezione, ma la regola generale è quella: non si attacca mai per primi (anche se a volte potrebbe essere più conveniente, come recita il vecchio proverbio “Chi colpisce per primo, colpisce due volte” ).
Non attaccare per primi rivela però un atteggiamento etico ben preciso: le arti marziali tradizionali non hanno una natura offensiva ma prettamente autodifensiva.
In discipline come il Taijiquan il concedere l’attacco all’avversario non deriva soltanto da ragioni etiche; si tratta, piuttosto, di una questione di “metodo”.
In quest’arte marziale un esperto praticante non para e non blocca ma cerca, piuttosto, di “fondersi” con l’avversario.
In accordo con questo principio, ad esempio, un famoso maestro di Systema ammonisce spesso i suoi allievi ripetendo la stessa frase: “Don’t block… blend”.
Il termine “blend” è conosciuto…. da tutti i barman del mondo, abituati a preparare i cocktail attraverso la “miscelazione” di liquori e altri ingredienti. Esso infatti può essere tradotto come: miscelare, fondere, armonizzare.
In un confronto fisico, riuscendo a “miscelarsi” con [o “nell’]avversario, così come fa il sale o lo zucchero nell’acqua, il movimento difensivo diventa un’armoniosa prosecuzione dell’azione dell’avversario, che si vede così restituire la sua stessa forza. Anche la strategia dell’Aikido e del Judo (quanto meno di quello “tradizionale”, escludendo necessariamente la sua versione “agonistica”) si basa su questo concetto, il che implica, fra le altre cose: cedevolezza, connessione, armonizzazione, fusione con l’avversario.
Nel Taiji la strategia autodifensiva comprende tutto questo, ne si trova un’evidente traccia nell’aforisma “Non resistere, non insistere, non disconnetterti”.
Tatticamente questo tipo di autodifesa prevede quattro fasi essenziali: “Ting, Hua, Na, Fa” e cioè: Ascoltare, Neutralizzare, Controllare, Emettere
CEDERE PER ASCOLTARE
Quando un avversario attacca, cerca sempre il contatto duro (Yang) col nostro corpo, ma se intercettiamo in maniera “morbida” (movimento Yin, deviante e/o di contenimento) non creiamo “contrasto” o “separazione” bensì “unione”; se il mio corpo rimane rilassato, tutto il mio sistema propriocettivo rimane attivo (la contrazione muscolare inibisce notevolmente la propriocezione), posso quindi connettermi con la struttura di chi attacca, percependone chiaramente l’equilibrio (spesso precario) e le tensioni (generalmente eccessive).
Al momento del contatto occorrerà “cedere”, mantenendo l’equilibrio posturale e adattando la struttura ricorrendo al rilassamento “attivo” e “ammortizzante” di tutte le articolazioni.
RUOTARE PER NEUTRALIZZARE
Una forza è connotata da intensità, direzione e verso. Se il cedere nel verso della forza attenua la sua intensità, è poi fondamentale farne cambiare la direzione, indirizzandola fuori dal proprio centro.
Il “cedere” si trasformerà pertanto nel “ruotare” (fosse anche impercettibilmente) che reindirizzerà la forza entrante fuori dal proprio centro.
CATTURARE IL CENTRO PER CONTROLLARE
L’impeto dell’attacco tende a compromettere l’equilibrio dinamico di chi aggredisce; a questo proposito i Classici del Taiji raccomandano di “far cadere l’avversario nel vuoto”.
Attraverso il contatto articolare (col braccio o con gamba con cui viene portato l’attacco), chi ha sviluppato una grande sensibilità corporea riesce a “impadronirsi” del centro dell’avversario, gestendo la correttezza della propria struttura e minimizzando le tensioni muscolari incongrue.
AFFONDARE PER EMETTERE
A questo punto il corpo affonderà e guiderà il centro dell’avversario lungo una traiettoria circolare ascendente (dietro/avanti, basso/alto) incanalando l’onda di forza generata dalla compressione elastica dei propri tessuti (muscoli, tendini, articolazioni, fascia…), soprattutto di quelli della schiena.
Al momento dell’emissione le gambe completeranno il loro movimento a spirale, senza per altro estendersi più di tanto verso l’alto, mentre la colonna si “espanderà”, pur rimanendo perfettamente allineata; così come sarà allineata la sommità del capo rispetto al coccige.
Questo processo corporeo (che, ci rendiamo conto, si può realmente comprendere solo con l’esperienza diretta) diventerà possibile soltanto attraverso una lung pratica e uno specifico allenamento, coltivando per anni l’Ascoltare, cercando incessantemente nei lavori in coppia di armonizzarsi con qualunque tipo di avversario.
Ciò implica la totale rinuncia all’idea di “contrasto” e all’istintivo rispondere con la forza a una forza esterna: un obiettivo non facile, perché implica un atteggiamento mentale che, per certi versi, può apparire, non senza qualche ragione, ben poco “naturale”.
Tratto da https://www.facebook.com/reel/1717252126318471/ – Si parla dell’allenamento del TaiJiQuan…
Gli studi condotti nel mondo moderno confermano ciò che gli antichi maestri già sapevano:
un allenamento come questo migliora la lucidità, l’umore e la vitalità. Il Tai Chi rafforza i muscoli, calma il sistema nervoso e dissipa la nebbia che la vita può creare nella mente.
Gli studenti che intraprendono questo percorso spesso provano meno ansia, meno depressione e un maggiore senso di equilibrio interiore.
Ma è importante capire che il Tai Chi è un’arma a doppio taglio. ⚔️
La sua bellezza risiede nella sua adattabilità. Queste forme fluide possono ripristinare la salute, ampliare la gamma di movimenti e ricostruire il corpo, oppure possono essere affinate fino a diventare precise abilità di combattimento, radicate nella struttura, nel tempismo e nell’intenzione.
Da morbido a feroce, dalla quiete alla potenza esplosiva, l’arte si trasforma in base allo scopo di chi la pratica.
Ti alleni per diventare più che flessibile, più che calmo:
ti alleni per diventare incrollabile.
Questa pratica può guarirti.
Può anche difenderti.
E padroneggiando entrambe le cose, onori il vero spirito del Tai Chi: l’armonia tra pace e potere.
Una nuova citazione dalla pagina “Fajin – TaiJiQuan e cultura orientale”: post originale qui
UN PERCORSO NUOVO E SCONOSCIUTO
Negli ultimi decenni, molti praticanti di discipline “esterne” hanno deciso di sperimentare un modo diverso di praticare le arti marziali: meno traumatico, meno dispendioso fisicamente, magari un po’ più attento all’integrità del corpo e al benessere personale.
Chi scrive, trent’anni fa è stato uno di questi, “provato” (fisicamente e mentalmente) da una lunghissima pratica incessante e… “stoica” del Karate. Pratica dispendiosa (da più punti di vista) che era diventata una vera “manna” per ortopedici, fisioterapisti, agopuntori e farmacisti (ah, il Karate di una volta!).
Conciliare la pratica di due discipline, una interna come il Taiji (essenzialmente Yin) e una esterna come il Karate (estremamente Yang) è molto difficile: è un po’ come guidare un carro trainato da una coppia di cavalli, ognuno dei quali tira in una direzione opposta a quella dell’altro. Sono diverse troppe cose: la biomeccanica dei gesti, l’uso del corpo, l’atteggiamento mentale…
Però qualcuno ci ha provato e c’è anche riuscito, ad esempio Hirokazu Kanazawa (vedi foto) e Paolo Bolaffio (nel riquadro piccolo)
Il problema principale che incontra un marzialista di lungo corso che inizia un nuovo percorso in una disciplina interna è quasi sempre lo stesso e cioè: l’esperienza maturata nell’«altra» arte marziale; cioè quella che ha praticato, magari per venti o trent’anni, fino a quel momento.
Chi inizia a praticare Taiji, o Bagua o Yi Quan, avendo fatto esperienze lunghe e significative in altre arti marziali (esterne), generalmente è portato a ritenere che si troverà avvantaggiato rispetto agli altri (quelli che iniziano “ex novo”). Pertanto non ha alcun dubbio che, in tempi relativamente brevi, riuscirà a padroneggiare la nuova disciplina o, quanto meno, a distinguirsi dagli altri neofiti.
Vero è che, in linea di massima, l’esperienza motoria può essere tesaurizzata, ma spesso quella stessa esperienza costituisce un ostacolo all’apprendimento, soprattutto se si ritiene che le dinamiche del corpo della nuova disciplina siano “apparentabili” a quelle già conosciute.
Specialmente all’inizio, occorre dimenticare ciò che si è fatto in passato, evitando di utilizzare ciò che si conosce come metro di paragone.
Bisogna ricominciare con la mente sgombra, come la “tazza vuota” della celebre storiella Zen. Ci sarà tempo, in seguito, per “recuperare”, sotto una nuova luce, parte di ciò che si era appreso in precedenza.
Bisogna comprendere subito che nelle arti marziali interne l’apprendimento muove innanzi tutto dalla “riscoperta” del proprio corpo e del suo indissolubile legame con la mente e l’energia.
I cardini della pratica, ancor più che nella tecnica o nella forza fisica, risiedono nella ricerca dell’assoluto “controllo” del corpo, che si esplica nella coltivazione di una perfetta postura, nella capacità di regolare costantemente il tono muscolare, nella percezione dei corretti allineamenti, nella capacità di distendere tendini e fascia per aprire le articolazioni e, infine, nell’avvertire il fluire dell’energia che attraversa l’intero corpo, visualizzandola, nutrendola, guidandola, trasformandola in forza.
Più che l’acquisizione di nuove tecniche o l’apprendimento di nuove forme, la pratica di una disciplina interna va intesa come un percorso del tutto nuovo e sconosciuto, un processo di “trasformazione psicofisica” nel quale la semplice memorizzazione del movimento esteriore conta assai poco (nell’Yi Quando, ad esempio, non esistono né forme, né tecniche intese in “senso stretto”).
Quello a cui mira la pratica marziale “interna” è una diversa auto-consapevolezza e una “coscienza del corpo e del movimento” del tutto rara nelle altre arti marziali e totalmente sconosciuta nelle discipline sportive.
Ora una considerazione su come spesso concepiamo la “felicità”… stiamo cercando la fonte originale.
L’illusione della felicità 😊
Inseguiamo la felicità come se fosse un premio:
“Se riuscirò a raggiungere questo obiettivo, allora sarò finalmente felice. ”
Ma forse la felicità non è affatto un premio, è una presenza.
Non è nel prossimo traguardo, nel prossimo obiettivo, o nel prossimo oggetto.
È nella tazza di tè che sorseggi,
la brezza che sfiora il tuo viso,
i momenti di tranquillità che ti concedi. 🍃
La felicità è già qui: è nel notare, non nell’acquisizione.
Proseguiamo con una considerazione sulla “virtù” nelle arti marziali. Arriva dalla Scuola Wing Tsun Pisa, a questo link
Virtù nelle arti marziali
La prima virtù della moralità marziale è l’umiltà, cioè la capacità di controllare il proprio orgoglio. Umiltà significa saper mantenere un atteggiamento di disponibilità costante verso gli altri, perché in ogni momento si può imparare, ed è quindi saggio restare sempre in una condizione di apertura al dialogo. Chi sa non ha bisogno di mettere in mostra il proprio sapere o di vantarsene come un pavone, chi sa poco sente il bisogno (per sicurezza) di darsi grandi arie. Nella tradizione cinese a questo alludono due proverbi: “Più la canna di bambù cresce alta, più si piega”, e “Una goccia d’acqua in un secchio vuoto provoca un grande rumore, una goccia in un secchio pieno non fa rumore”.
Ed ora una frase, un aforisma, ritenuto di Confucio:
«Quando deciderai di fare qualcosa;
Sappi che avrai contro:
Quelli che volevano fare la stessa cosa,
Quelli che volevano fare il contrario
E la stragrande maggioranza di quelli che non volevano fare nulla.»
Confucio
Una delle caratteristiche del TaiJiQuan – anche in questo caso stiamo cercando la fonte.
In Taijiquan, l’espressione “un ago nascosto nel cotone” ( 棉里藏针 mián lǐ cáng zhēn) è una metafora poetica che cattura l’equilibrio unico di morbidezza e forza dell’arte.
Il cotone simboleggia la natura morbida, fluente e cedente dei movimenti di Tai Chi.
L’ago rappresenta il potere focalizzato e penetrante che si nasconde sotto la morbidezza.
Un praticante di Tai Chi appare delicato e rilassato all’esterno ma contiene una forte forza interna e una precisione, pronto a emettere forza quando necessario.
I movimenti dovrebbero essere lisci e continui, come il cotone, ma con intento interno e struttura – l’ago.
Il potere Jin 勁 non è forza bruta; è raffinato, nascosto e rilasciato con precisione.
Nell’applicazione, ciò significa:
Rispondendo con energia improvvisa e concentrata – come un ago che colpisce dall’interno.
Assorbendo e neutralizzando la forza in arrivo dolcemente.
Riflette i principi taoisti della “morbidezza supera la durezza” ( 以柔克刚), e l’idea che la vera forza sia sottile, non appariscente. “La quiete supera il movimento. ” Economia del movimento.
Una frase attribuita al GM Chang Dsu Yao
L’allievo vede per la prima volta la grande montagna:
ne resta folgorato.
Dopo un pò di tempo non riesce più a vedere la grande montagna,
malgrado questa sia sempre li.
Verrà un giorno in cui rivedrà la grande montagna con occhi diversi:
allora non sarà più allievo, ma Maestro.
Una citazione dal Tao Te Ching
La dolcezza
vince la forza;
la gentilezza
vince la durezza.
Tutti sanno che è vero,
ma pochi
sanno metterlo in pratica.
Tao Te Ching
Proverbio taoista sulla respirazione
Nei tempi Antichi
si diceva che:
i moribondi respiravano col naso,
i malati respiravano con le spalle
e la gente comune
respirava col torace.
Si diceva poi che:
i saggi respiravano con la pancia
e i Maestri con le piante dei piedi.
Considerazioni sparse su stili “antichi” o tradizionali di TaiJiQuan e stilli più “moderni”
I benefici e gli obiettivi di praticare un autentico Tai Chi tradizionale sono un po’ diversi da quelli delle modifiche moderne.
La differenza fondamentale è che il Tai Chi tradizionale autentico è radicato nelle arti marziali con obiettivi olistici, che comprendono il rafforzamento muscolare, la guarigione e lo sviluppo di sé attraverso una combinazione di movimento, respiro e meditazione di concentrazione. Le modifiche moderne si concentrano principalmente su benefici più focalizzati per la salute fisica e mentale, spesso semplificati per fasce di età o condizioni specifiche. I benefici dell’autentico Tai Chi includono una maggiore vitalità e crescita spirituale, mentre le modifiche moderne si concentrano maggiormente sulla riduzione dello stress, sul miglioramento dell’equilibrio e sulla forza muscolare per anziani o persone con condizioni mediche.
Scopo:
Tai Chi tradizionale autentico:
- Sviluppa abilità di arti marziali, disciplina mentale e sviluppo generale di sé.
- Raggiunge un perfetto equilibrio tra corpo, mente e spirito.
- Aumenta l’energia vitale (Qi) e promuove salute e vitalità.
Tai Chi moderno modificato:
- Migliora in modo specifico la salute fisica e mentale.
- Si concentra su benefici come ridurre lo stress, migliorare l’equilibrio e la flessibilità negli anziani e aiutare in condizioni croniche come l’artrosi.
- Semplificare i movimenti o il tempo per renderli più accessibili ai principianti o alle persone con determinate condizioni.
Vantaggi:
Tai Chi originale tradizionale:
- Migliora completamente l’equilibrio, la flessibilità e la forza muscolare.
- Riduce lo stress e l’ansia attraverso la respirazione profonda e la meditazione del movimento.
- Libera la mente e migliora la concentrazione.
- Gestisce il dolore cronico, come fibromialgia e artrosi.
Tai Chi moderno modificato:
- Riduce il rischio di caduta negli adulti più anziani migliorando l’equilibrio e la forza muscolare.
- Migliora la salute del cuore e immunitario.
- Migliora la qualità del sonno e migliora l’umore.
- Migliora la funzione cognitiva, specialmente negli adulti più anziani.
Differenze chiave nella pratica:
- Tai Chi originale tradizionale: pone maggiore enfasi sulla filosofia delle arti marziali, movimenti precisi e insegnamenti tradizionali approfonditi.
- Tai Chi Modificato moderno: può avere meno movimenti, essere più lento o avere un’enfasi diversa per ottenere risultati sanitari non specifici, come raccomandato dalla ricerca per esigenze specifiche.
Di nuovo dalle pagine di “Fajin – TaiJiQuan e cultura orientale“: in particolare da questo link
LA SOLA “FORMA” NON BASTA
In tutte le discipline marziali le “forme” costituiscono l’ossatura dell’apprendimento. La loro conoscenza è pertanto fondamentale: in esse è custodito gran parte di ciò che serve per la corretta comprensione e assimilazione di una determinata disciplina.
Però, tanto per fare un esempio, riteniamo che nessun karateka penserebbe mai di rinunciare ad altri strumenti che concorrono, in maniera paritaria con i “Kata”, alla sua formazione marziale. Parliamo cioè del Kihon (le tecniche fondamentali, da esercitare “simmetricamente”) e del Kumite (l’allenamento con un avversario) che può essere codificato oppure libero.
Questo discorso vale in generale per tutte le discipline, eppure… a moltissimi praticanti di Taiji viene insegnata solo la “forma”. Va considerato poi che questa “forma”, contrariamente a quelle di altre discipline, prevede l’esecuzione di certe tecniche e di determinate “figure”… solo da un lato.
Per comprendere quello che vogliamo dire, invitiamo i praticanti di Taiji ad eseguire la figura dell’Airone o quella della “Frusta” in guardia destra (queste figure, pur nei diversi stili, vengono eseguite soltanto in guardia sinistra): si accorgeranno che riescono ad eseguirle in maniera imprecisa e con grande difficoltà.
Non è sbagliato quindi pensare che è possibile arricchire la propria pratica anche attraverso la simmetrizzazione dei movimenti complessi; cosa che, purtroppo, di solito manca nella didattica tradizionale di questa disciplina (quanto meno in Occidente).
Purtroppo, nel Taiji spesso trova poco spazio (o non ne trova per nulla) anche la pratica in “coppia”. Non vengono quindi adeguatamente approfonditi gli esercizi di “spinta con le mani”, pur essendo questi “prescritti” rigorosamente dall’insegnamento tradizionale.
Il Tui Shou, come viene chiamato dai cinesi, non è però soltanto una miniera ricchissima di gesti tecnico-tattici di straordinaria raffinatezza, ma è anche lo strumento più prezioso per imparare a “sentire” se stessi in relazione all’avversario, è indispensabile per affinare la propriocezione, per comprendere e gestire con acuta sensibilità le forze presenti in un confronto fisico e, infine, per imparare… una certa umiltà.
Questo perché, come diceva il prof. Cheng Man Ching «Chi pratica Taiji deve imparare a investire nella sconfitta».
Pertanto, chi pratica il Tui Shou ritenendo che la finalità dell’esercizio è quella di “spingere senza essere spinto”… del Taiji ha capito veramente poco.
Ora parliamo di un movimento “caro” a questa scuola, Mani come Nuvole!
Mani di nuvole – Muoversi con cielo e terra. 🌍
“Mani di nuvola” è uno dei movimenti più antichi ed essenziali del Tai Chi, presente in quasi tutti gli stile tradizionale: Chen, Yang, Wu e Sun.
Le sue radici risalgono alle prime pratiche taoiste che cercavano l’armonia tra l’individuo e il mondo naturale.
Il nome stesso – Yún Shǒu, “Mani come nuvole” – deriva dall’osservare come le nuvole si allontanano nel cielo: lisce, continue, senza sforzi o interruzioni.
☯️ Perché i principianti devono iniziare qui
Spesso dico ai principianti che le mani di nuvola dovrebbero essere uno dei primi movimenti che praticano – non perché sia facile, ma perché insegna tutto. All’interno di questo singolo schema, troverai:
- Radice ed equilibrio: lo spostamento del peso da una gamba all’altra insegna a terra, coordinazione e come mantenere saldo il centro.
- Armonia della parte superiore e inferiore del corpo: le mani seguono la vita, non il contrario. Questo allena il principio del “il corpo si muove come uno solo. ”
- Movimento continuo: non c’è inizio o stop, nessuna rigidità, nessuna esitazione. È l’espressione fisica di Wu Wei – azione senza sforzo.
- Mente calma, energia viva: quando fatto lentamente, con consapevolezza, Mani di Nuvola collega respiro e movimento, aiutandoti a calmare la mente e a sentire il flusso del Qi.
In verità, Mani di Nuvola è il cuore del Tai Chi.
Se riesci a capire questo movimento, puoi capire tutta l’arte. Ogni postura, ogni forma, ogni tecnica di spinta mani nasce da questi stessi principi di morbidezza radicata, potere rilassato e flusso circolare.
Gli inizi… e l’esperienza
“Anche il maestro più esperto ha dovuto confrontarsi con le vostre stesse difficoltà, quando ha iniziato a praticare.
L’unica differenza sta nel fatto che, nonostante le difficoltà,
il maestro ha perseverato nella pratica”.
-Yang Yang –
Insegnanti invisibili: l’antica saggezza guida la pratica moderna
Taijiquan e Qigong si sono evoluti in un mondo dove pensiero e movimento erano inseparabili. Gli stessi principi che hanno guidato la medicina tradizionale cinese, la pittura e la calligrafia hanno plasmato anche queste arti. Nel loro cuore risiede la convinzione che gli esseri umani siano parte di un universo vivente, scambiando continuamente Qi ( 氣), o energia vitale, con cielo e terra. I movimenti lenti e consapevoli non sono solo allenamenti fisici, ma un modo per armonizzare la propria energia interna con l’ordine naturale.
“Un buon maestro
non ti dirà mai che sei bravo, ma che hai fatto dei progressi sul “te stesso” precedente.
Il percorso è infinito,
il maestro deve indicarti la strada;
ma il viaggio dovrai intraprenderlo da solo”
Sulle spade che molti di noi usano nella scuola, proprio sulla lama, sono incise le stelle del Carro Maggiore. Ecco:
Nel taoismo, il Grande Carro (un asterisma dell’Orsa Maggiore) è uno strumento simbolico e cosmologico utilizzato per trovare la Stella Polare e il Centro del Cielo, che è importante per la meditazione, i rituali e il qi gong. Si ritiene che la costellazione abbia anche poteri di esorcismo.
“Non studio le arti marziali
Per sconfiggere il mio avversario.
Studio le arti marziali per addomesticare il mio drago.”
Tutti i praticanti di arti marziali
sono dei “principianti”
Diciamo che alcuni di noi lo sono da più tempo.
È la tua strada e solo la tua.
Altri possono camminare con te;
Ma nessuno può camminare per te.
Taijiquan parla di “un filo attraverso tutto”, ovvero coordinazione tra top e sotto, dentro e fuori.
- La forza ha origine nei piedi, viene emessa attraverso le gambe, governata dalla vita, e espressa attraverso le mani.
- L’energia deve essere eseguita in un fiato senza interruzioni.
- Se c’è una rottura nel mezzo, il potere si disgiunge.
- Quando la forma si rompe, l’intenzione deve rimanere; quando l’intenzione si spezza, lo spirito deve continuare; se lo spirito si spezza, qi vacillerà.
Gran Maestro Wei Shuren
Una citazione dal Maestro Urselli
Il Tai Chi è un ritorno, un ritorno a casa, un ritorno alla casa che ognuno ha sempre abitato, ma che forse non ha mai conosciuto a fondo .
Il Tai Chi è un ritorno al proprio centro, un ritorno all’equilibrio originario, alla perfezione e alla semplicità originarie.
Xavier: “Dunque, è questa la meta? E quando vi si arriva, cosa succede?”
Quando vi si arriva, ci si accorge che la meta non è più tale. La meta si è trasformata in un punto di partenza
G. Urselli, “Tai Ji, Danzare La Vita”, Infinito Editori